GIOVANNI PAOLO BIANCHI (Milano, 1590 – post 1654)

Disegno del Lago di Val Chiavenna con i posti fortifìcati et difesi dall'Il.mo Sig.re il Conte Giovanni Sorbelloni Mastro di Campo d'Infanteria italiana per Sua M.ta et Governatore della sua gente alla Riva et Lago di Como
Date: Milan,1625
Chiavenna, Valtellina
P4030015
Subject: Chiavenna, Valtellina
11.000,00 €
Incisione in rame, mm 516x380 (foglio completo di legenda mm 730x425; questa è numerata 1-37 e A-Z e presenta una bordura silografica, misurando mm 185x400 RARISSIMA pianta topografica della Val Chiavenna che mostra in maniera dettagliata i luoghi e gli edifici fortificati dal conte Giovanni Maria Serbelloni (1590-1638), agli inizi del secondo ventennio del ’600. La pianta reca la dedica al marchese Giovanni Geronimo Marino, suocero del Serbelloni, sottoscritta dall’ingegnere Giulio Mangoni (o Mingone), datata Milano 1 giugno 1625. Nella dedica vengono magnificati gli sforzi militari e l'abilità strategica nella difesa del baluardo spagnolo della Riva La firma dell’incisore si legge in fondo alla mappa, sulla destra: Giovanni Paolo Bianchi. Sotto al disegno, su foglio complementare autonomo, è riportata una rubrica numerica 1-37, e alfabetica A-Z, con l’elenco dei luoghi fortificati rispettivamente dal conte Serbelloni e dal marchese di Couvrè. Presenta una bordura silografica, misurando mm 185x400 ed è sconosciuta nelle stampe simili (vedi S. Bianchi “Valtellina Valchiavenna e Grigioni sotto la lente” n. 54 e 55) Giovanni Paolo Bianchi (Milano, 1590 – post 1654) Operò come incisore, disegnatore e, forse, pittore. Fu anche incisore cartografico ed editore "all'insegna della Balla"; attivo nel 1617 e ancora nel 1654. Nel 1620 risulta iscritto quale incisore all'Accademia di Belle Arti presso l'Ambrosiana a Milano. Lavorò poi, quasi esclusivamente, per i più noti tipografi e editori milanesi, specie per G. B. Bidelli, i Malatesta, i Ponzio. Numerosa la produzione di stampe religiose e d’occasione, cartigli, targhe, stemmi di cardinali e di nobili, ritratti. Incise anche vedute architettoniche, come il Disegno della facciata del duomo (1635) e la Certosa di Pavia, e storiche come l'Assedio ad una città. Fra le carte e le piante da lui incise, e di cui fu spesso anche editore, si segnalano: Vero disegno della Valtellina (1620c., da disegno di F. Busso); Campo del Re Cattolico sotto Verrua (1625, da disegno di G. Barca); Descritione dello Stato di Milano e suoi confini (1625); Disegno del Lago di Chiavenna (1625, da invenzione di G. Mangoni); Gran Città di Milano (1629, pianta prospettica da disegno di M. A. Barateri, poi ristampata con data ritoccata nel 1649, 1651, 1699); Fortificaziòni alla Villetta sulla Sesia (1630c.); Carta della diocesi di Novara (1647); Herculeae Civitatis Novariae eiusque Provinciarum descriptio; Nuova carta della Savoia,Piemonte e Monferrato,Stato di Milano. La produzione cartografica di Valtellina e Valchiavenna nel '500 è assai scarsa a causa della marginale importanza della regione. La prima raffigurazione si ha nel 1538 con la carta di Egidio Tschudi, che rappresenta la Rezia in modo sommario, nella sua grande carta della Svizzera. Successivamente Stumps esegue una carta silografica della Svizzera centrale nel 1548 “Rhetia, die zehend Landtafel…”. Molte furono poi le riprese da Tschudi in tutti gli atlanti del secolo, fino al 1594, quando Metellus eseguì una carta della Rezia abbastanza dettagliata. È invece dal 1620 che fioriscono le carte geografiche specifiche della Valtellina a causa degli avvenimenti storici e naturali che sconvolsero la regione. Nel 1616 carte generiche delle Rezia corredano ancora il volume "Raetia" di Giovanni Guler von Weinegg, uscito in tedesco a Zurigo, uno dei libri fondamentali per la storia dei Grigioni, ma anche delle terre suddite. Due anni dopo, nel 1618, l'anno della distruzione di Piuro e dell'inizio della guerra dei Trent'anni, è la volta della carta compilata da Filippo Cluverio (come viene tradotto in italiano il nome di Philipp Clüver, famoso umanista e geografo attivo a Leida) insieme con Fortunato Sprecher, che in quell'anno era al primo biennio di commissario a Chiavenna e che è giustamente considerato uno dei primi e più importanti storici grigioni. La carta costituisce un salto di qualità rispetto a quante l'avevano preceduta e avrà perciò la fortuna di varie riedizioni. Il 19 luglio del 1620 scoppiava il cosiddetto Sacro Macello o insurrezione valtellinese, in seguito alla quale Valtellina e Valchiavenna, tolte temporaneamente ai Grigioni, furono contese, come corridoio verso l'Europa, tra la Spagna che aveva il ducato di Milano, il cui confine era al forte di Fuentes, e la Francia, alleata con i Grigioni e con la repubblica di Venezia. Per quel ventennio in cui le nostre valli furono teatro di battaglie e di incursioni si rese necessario, a supporto delle varie spedizioni, disporre di una aggiornata cartografia del territorio. Così il 21 settembre di quello stesso 1620, dopo soli due mesi dalla sanguinosa insurrezione, l'ing. Giovanni Leo Rinaldi detto il Tolomeo firmava a Sondrio una nuova carta della Valtellina e della Valchiavenna, incisa in rame a Milano il 2 novembre seguente da Cesare Bassano, con sette fortificazioni elencate in legenda, e dedicata al capitano Giovanni Guicciardi, luogotenente generale della Valtellina. Seguirono l'anno dopo il "vero disegnio" delle due valli, inciso in terra germanica, di cui abbiamo alcune varianti, e un altro dedicato da Giovan Paolo Bianchi all'ambasciatore di Mantova. Una carta è significativamente offerta dallo stampatore Francesco Valesio di Venezia al suo doge Antonio Priuli, che aveva voluto la strada di comunicazione con la Valtellina attraverso il passo di San Marco. Questa nostra carta incentrata sul lago di Chiavenna si propone come rarissimo foglio pubblicato in occasione degli scontri fra truppe francesi e spagnole poste in difesa del forte della Riva. Si tratta senza dubbio, insieme all’altra lastra di Giovanni Paolo Bianchi (n. 55 della già citata bibliografia di S. Bianchi), della prima raffigurazione del territorio, considerando come l’opera di Francesco Valegio (n. 54) debba esser considerata logicamente come di sicura derivazione per motivi storico-editoriali. Risulta piuttosto complesso determinare in mancanza dei disegni originali del Mingone i motivi che spinsero G.P Bianchi ad eseguire due versioni cartograficamente opposte e speculari della stessa regione. Esemplare appartenente alla collezione Macclesfield, proveniente da Shiburne Castle, nell’Oxfordshire (timbro a secco in alto, sopra la scritta Lago di Chiavenna). SCONOSCIUTA AI REPERTORI, non presente nella raccolta Bertarelli e nemmeno nella collezione cartografica del British Museum.

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