QUATTRAMI EVANGELISTA

La vera dichiaratione di tutte le metafore, similitudini, & enimmi degli antichi filosofi alchimisti, tanto caldei & arabi, come greci e latini, usati da loro nella descrittione, & compositione dell’oro potabile, elissire della vita, quinta essenza, & lapis filosofico. Ove con un breve discorso della generatione de i metalli, & quasi di tutte l’opere di natura, secondo i principij della filosofia, si mostra l'errore, & ignoranza (per non dir l’inganno) di tutti gl’alchimisti moderni
Data: Roma,Vincentio Accolti,1587
5712
Soggetto: Alchimia
1.500,00 €
In 4° (mm 220x170); 12 cc. nn., 230 pagg., 13 cc. nn. (ultima bianca). Eleganti capilettera istoriate e finalini in silografia. Stemma gentilizio di Cesare d’Este al frontespizio e marca editoriale al registro in silografia. Piena pergamena floscia coeva; dorso con applicazione di carta protettiva, un nervo scoperto; applicazione di una antica nota manoscritta al piatto eseguita su pergamena incollata al piatto; lunga etichetta a dorso e piatto. Prima rara edizione, di questa esposizione contro quelli ritenuti essere gli inganni degli alchimisti contemporanei a questo naturalista botanico alla corte del Duca Alfonso di Ferrara e distillatore del Cardinale d'Este. Nativo di Gubbio, Quattrami Evangelista lasciò la sua città giovanissimo per entrare nell'Ordine degli Agostiniani; giunto a Roma, conseguì il dottorato in teologia e frequentò lo Studio e il Collegio dei Medici, dedicandosi allo studio dei semplici conseguendo il dottorato anche in botanica. Nel 1562 (o nel 1564) entrò al servizio del cardinale Luigi d'Este come semplicista e distillatore. Per il Cardinale d'Este progettando nella sua villa al Quirinale, uno stupendo e ammirato giardino. Nel 1586 scrisse un trattatello sulla peste e l'anno successivo pubblicò il trattato sull'alchimia qui in esame. Trasferitosi a Firenze, nel 1597 pubblicò il celebre lavoro sulla teriaca, che costituì la summa sel suo pensiero e della sua attività di semplicista. Evangelista Quattrami nel 1602 di sicuro si trovava di nuovo a Gubbio, quasi ottantenne, dopo una vita trascorsa lontano dal convento dove era entrato giovanissimo. Complessivamente buon esemplare genuino e molto fascinoso, seppur con piccoli aloni alle prime carte e qualche fioritura sporadica; timbrino ovale religioso privo di indicazioni a frontespizio, pag. 91 ed alla fine; L’ultimo quaderno (con la TAVOLA dalla parola Oro alla fine, carta bianca compresa) è stato per errore del legatore posto fra pag 32 e 33. Note antiche manoscritte alla carta bianca finale.

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