PLUTARCUS

Ploutarchou Parallela en Biois Hellenon te kai Romaion [Graece]. Plutarchi quae vocantur parallela. Hoc est vitae illustrium virorum graeci nominis ac latini, pro ut quaeque alteri convenire videbatur, digestae.
Data: Venezia,In aedibus Aldi et Andreae Soceri, mense Augusto,1519
Cod 9027
Soggetto: Letteratura greca
12.000,00 €
In Folio (mm 298x200); carte (3 di 4, manca la carta bianca *4 all’inizio), 345, (1); collazione *4, a-z8, aa-tt8, uu10. Legatura di fine Settecento di gusto neoclassico, in mezza pelle zigrinata rossa con piccoli angoli, piatti arancio; titolo, eleganti bordure e fregi impressi in oro, tagli marmorizzati blu, fogli di guardia marmorizzati. Frontespizio con marca tipografica di Aldo (ancora con delfino) e nota manoscritta di possesso “Bibliotheca MinimoSpondana Conventu S. Rochi ad Tolosam”; carta finale con registro e note editoriali al recto, marca tipografica ripetuta al verso; testo greco nell’elegante corsivo aldino, dedica a Pietro Bembo di Francesco Asolano, figlio di Andrea Torresano e cognato di Aldo Manuzio; bellissimo esemplare con minime tracce del tempo agli spigoli. Prima edizione Aldina delle “Vite parallele” di Plutarco, seconda edizione assoluta in lingua greca dopo quella di Giunta del 1517, ma superiore ad essa. Questa edizione aldina si basa infatti su una lezione differente e costituisce la base per tutte le edizioni posteriori. Le “Vite Parallele”, serie di biografie abbinate di celebri personaggi della storia greca e romana, sono una delle più famose opere letterarie dell’antichità. Mentre il genere biografico era anticamente distinto da quello storico, le biografie di Plutarco, insieme a quelle di Svetonio, forniscono complessi ritratti di grandi figure della storia: Teseo e Romolo, Alessandro Magno e Giulio Cesare, Demostene e Cicerone ecc. Le Vite fanno trasparire una notevole ricerca storica e conoscenza, molte fonti sono citate anche se sicuramente non tutte furono consultate di prima mano. Esse rappresentano un nuovo standard letterario, diverso da tutte le precedenti opere biografiche del periodo ellenistico. Lo schema generale era di citare la data di nascita, raccontare la gioventù ed il carattere, successi e conquiste e circostanze della morte, tutto inframmezzato da riflessioni etiche. Plutarco non pretese mai di essere uno storico; la sua volontà era di deliziare ed intrattenere il lettore, egli non nascose mai le sue simpatie, particolarmente evidente nella calda ammirazione degli atti e delle parole dei re e generali spartani. Fu profonda la sua influenza sui posteri, anche se la sua reputazione andò lentamente scemando fra i latini, continuando però ad influenzare fortemente filosofi ed eruditi. Proclo, Porfirio e l’imperatore Giuliano ne avevano grande considerazione e i Padri della Chiesa Clemente di Alessandria e Clemente il Grande lo imitarono; soprattutto i “Moralia” interessavano i dotti bizantini, ma quando nel 9° secolo l’erudito e patriarca Pothius ne lesse l’opera, introdusse tutta l’opera di Plutarco agli eruditi bizantini. Gli umanisti italiani avevano già tradotto questo testo sia in latino che in italiano, prima che nel 1509 i “Moralia” venissero ristampati da Aldo Manuzio nella lingua greca originale. Nel 1517 a Firenze fu stampata l’editio princeps delle Vite. (da Encyclopedia Britannica) Renouard, p. 87, no. 9: “elle est effectivement bien supérieure à celle de Ph. Junta”; Dibdin II, 342; New UCLA 182; Adams P-1610; Hoffmann III, 175; Schweiger p. 259, col. 2

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