MASIERI VALENTIN – DORIGNY LOUIS

ANFITEATRO DETTO LARENA DI VERONA
Data: Verona,1696
Verona
6200
Soggetto: Arena
3.000,00 €
Acquaforte cm 73x89 lastra. L’animatissima visione dell’Arena, in due grandi rami su disegno di Louis Dorigny (1654 – 1742), apre uno squarcio di quotidianità sul monumento più noto di Verona. Siamo in Carnevale, la stampa porta la data 21 gennaio 1696. Lo confermano le maschere e il pulcinella-maccherone con la gobba a forma di corno, che gioca con i bambini in primo piano. Gli arcovoli, che tra la fine del Duecento e il primo Cinquecento avevano ospitato le prostitute, sono adesso usati come magazzini e botteghe: il laboratorio del bottaio, la rivendita di granaglie, l’osteria, la pesa dei carri di fieno. All’interno dell’anfiteatro si svolge un torneo cavalleresco destinato ai nobili, come sembra di poter dedurre dalle carrozze lasciate in sosta e da quelle in arrivo e per contrasto dei cappellacci e dai vestiti stracciati che distinguono il gruppo di popolani ripresi di spalla dalla gradinata più alta. Ma gustose scenette, che in qualche modo sembrano farsi gioco dell’ufficialità della lunga dedica ai provveditori di Comun, nella vignetta in basso richiamando la materialità del Carnevale, lo scherzo e la beffa, sono sparse ovunque. Le riassume l’accoppiamento di cani raffigurato proprio al centro della platea. L’Arena del Dorigny, che aggiorna la stampa cinquecentesca del Caroto, servita da modello fino ad allora, conosce una lunga fortuna iconografica. Tar gli altri viene ripresa da Giovanni Battista Piranesi e da Gaetano Testolini (1760 circa – 1818), che utilizza il punto di vista scelto dal Dorigny, trasformando per sintesi la veduta in una ricostruzione ideale completa di spaccato. Bell’esemplare stampato su carta forte in barbe, in bella impressione, condizioni generalmente ottime, la stampa presenta due antichi strappetti restaurati di cui uno in lastra in alto a destra accanto al cartiglio e uno fuori lastra al margine destro, due pallide macchie in alto a sinistra nel cielo. Molto rara. Girardi – Perini, Antiche stampe di Verona, pag. 30

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