DALI’ SALVADOR

Rinoceronte
Data: Parigi,1968
Cod 6982
Soggetto: Rinoceronte
400,00 €
Acquaforte a sanguigna, mm 125x170. Foglio: mm 275x380. Tratta da “Quinze gravures” Prova d’artista, firmata a matita in basso a destra e "E.A" (Epreuve d’artiste) in basso a sinistra. Bellissimo esemplare perfettamente conservato. “Il rinoceronte è l'unico animale che trasporta un'incredibile somma di conoscenza cosmica all'interno della sua armatura”. Nella casa d'infanzia di Salvador Dalí, appesa ad una parete, vi era una stampa incorniciata della xilografia “Rhinocerus” di Albrecht Duerer (1515). Era il 1515, quando quell’enorme animane veloce, impetuoso ed astuto, chiamato rinoceronte, apparve la prima volta in Europa portato dal re del Portogallo. Con la sua famosa incisione, Dürer volle registrare tale evento. Salvador Dalí ebbe per tutta la sua vita un forte interesse per la figura del rinoceronte, poiché considerava che nel suo corno fosse racchiusa la spirale logaritmica ideale, la forma più perfetta presente nella natura. A tal proposito, Dalí disse che le corna del rinoceronte erano “le uniche nel regno animale costruite secondo una perfetta spirale logaritmica”. (Dalí citato in H. Finkelstein, The Collected Writings of Salvador Dalí, Cambridge, 1998). A partire dagli anni ’50, il rinoceronte divenne per l’artista catalano l’animale ispiratore delle sue opere e Dalí fondò la sua nuova rivista chiamata “Rhinoceros”, con l’obiettivo di trattare temi teologici, estetici, morali e scientifici. Dalí era talmente ossessionato dalla figura del rinoceronte, unito alla sua connessione con la curva logaritmica, che aveva desiderato una statua di se stesso rappresentato come un rinoceronte ed a tal proposito disse: “Voglio che la mia statua sia un rinoceronte cosmico e, la sua parte posteriore, dovrebbe contenere, non le solite granulazioni, ma un cavolfiore diviso in due con un piccolo cavolfiore all’interno”. Ma l’ossessione che Dalí aveva per il rinoceronte non sfociò solamente nella sua produzione pittorica e nella realizzazione del lungometraggio “La storia prodigiosa della merlettaia e del rinoceronte”. L’animale “cosmico” invase, a poco a poco, tutta l’intera filosofia e produzione artistica di Dalí. Con le dimensioni di un elefante e la corazza che ricorda quella delle tartarughe per le tonalità maculate; il rinoceronte divenne il protagonista di una serie di importanti fotomontaggi realizzati tra Salvador Dalí e Philippe Halsman (1956). Nel 1955, durante una conferenza alla Sorbona, il rinoceronte venne presentato da Dalí, come un animale estremamente irrazionale, mistico e ricco di virtù surreali; quasi a voler rappresentare simbolicamente la Spagna ed il suo popolo: “[…] io, Salvador Dalí, vengo dalla Spagna che è il paese più irrazionale e più mistico del mondo […]”. Il rinoceronte appartiene dunque al mondo surreale ed è forse proprio per questo che Dalí lo scelse per farlo diventare arte attraverso il suo Genio. L’animale divenne il filo conduttore del suo delirio nato all’età di nove anni e conservato, analizzato, idealizzato, fino a portare Dalí a dichiarare una vera e propria dipendenza verso questa creatura selvatica: “tutta la mia vita non ho dipinto qualcosa di diverso da un corno di rinoceronte”.

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