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LA SACRA BIBBIA. ANTICO E NUOVO TESTAMENTO. Traduzione secondo la Vulgata di Monsignor Antonio Martini. Disegni di Gustavo Doré e fregi di Enrico Giacomelli.
Data: Milano,Treves,1869
800,00 €
2 voll. In folio (mm 405x312). Pagg. 1069; pagg. 932. Frontespizi con fregio silografico, testo su due colonne con note a piè di pagina, intercalato da fregi incisi su legno dalle forme naturali dove animali si intrecciano a linee sinuose a ramages floreali, eseguite da Enrico Giacomelli in stile liberty. Con 230 stupende tavole f.t. in silografia, che spaziano dalla Genesi all’Apocalisse attraversando i 73 libri biblici; dalla creazione della luce, per un arco di scene spesso emozionanti, si giunge alla Gerusalemme celeste, la visione apocalittica che sigilla le Scritture. Mezza pelle verde coeva e percallina, titolo impresso in oro al dorso e fregi dorati. Bell’esemplare che presenta antichi restauri alle sguardie lievi fioriture e abrasioni a spigoli cerniere e cuffie della legatura. Prima edizione italiana del capolavoro artistico che diede fama universale al Doré. La Sainte Bible commissionata a Doré nel 1864, uscì nel 1866 in prima edizione francese. A quest’opera il disegnatore francese si consacrò con una passione e un entusiasmo straordinari, affidandosi alla fantasia ma senza ignorare le prime fotografie che a quel tempo giungevano dalla Palestina. Gustave Doré (Strasburgo 1832 – Parigi 1883) è stato il più celebre incisore d’Europa. Si è cimentato con Rabelais, Balzac, la Divina Commedia di Dante, il Don Chisciotte di Cervantes, Milton, La Fontain e Ariosto segnando l’immaginario del suo tempo. La rappresentazione doreiana dell’Antico Testamento è soprattutto epica, a differenza di quella del Nuovo, che si potrebbe definire “drammaticamente caravaggesca, Doré trasforma, traduce, i versi e la voce dei poeti in immagine, ma non è solo narratore, è un narratore drammatico e drammaturgo». Nelle immagini è determinante il gioco di luce-ombra, chiaro-scuro, bene-male che accentua la drammaticità dei soggetti. Tra le scene più belle ecco quella dei tre giovani nella fornace (Dn 3,14-24), Giona rigettato dal grande pesce (Gio 2,1-11) e la nascita di Gesù, col bimbo divino che, come in altre celebri tele, è lui stesso la luce che illumina gli astanti (Lc 2,6-20). Meravigliose inoltre la tempesta sedata (Mc 4,35-40) e Gesù che, col “solito” braccio alzato, cammina sulle acque, dimostrando in tal modo la sua signoria sul male. (Mt 14,22-32). Tutte le tavole riportano la firma che Doré appone in basso a sinistra, mentre a destra compare, sempre in basso, il nome del collaboratore di turno, su tutti quello dell’amico Heliodore Joseph Pisan. Questa pregevole edizione è tradotta secondo la Vulgata ad opera di Antonio Martini, (Prato 1720 – Firenze 1809) che è stato un arcivescovo cattolico, letterato e biblista italiano, arcivescovo metropolita di Firenze, studioso e traduttore della Bibbia. La Bibbia del Martini nell' Ottocento ebbe più di 40 edizioni integrali; 23 almeno apparvero tra il 1826 e il 1857 e fu la Bibbia cattolica italiana per antonomasia fino almeno alla prima metà del XX secolo.

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